27 gennaio 2012

Affrontare il tema della morte con i bambini: L’anatra, la Morte e il Tulipano

di Claudia Perdighe

Era da un po’ che l’anatra aveva una strana sensazione: “Chi sei, e perchè mi strisci alle spalle?” domandò.
“Finalmente te ne sei accorta” … “Io sono la Morte”. L’anatra fu presa dal terrore. E non si poteva darle torto. “Sei venuta a prendermi?”
“Ti sarò accanto… nel caso…”
“Nel caso?” domandò l’anatra.
“Si nel caso ti capiti qualcosa. Un brutto raffreddore, un incidente: non si può mai sapere”.
“E all’incidente ci pensi tu?”
“All’incidente ci pensa la vita, come anche al raffreddore, e a tutte le altre cose che possono capitare a voi anatre. Per esempio la volpe”.
L’anatra non ci voleva nemmeno pensare. Le venne la pelle d’oca. La Morte le sorrise in modo amichevole. In fondo era gentile, anzi molto gentile, se si esclude che era quello che era.

È l’inizio della favola per bambini del libro illustrato di Erlbruch Wolf (L’anatra, la morte e il tulipano, Roma, Edizioni E/O, 2007) che a me sembra, per chi non la conoscesse, un modo delicato per affrontare il tema della morte con i bambini; non solo chi si occupa di età evolutiva, ma a tutti i terapeuti può capitare di porsi il problema di come parlare di un tema cosi difficile. In questo racconto, in cui l’Anatra e la Morte si incontrano e diventano amiche, viene messa in luce, in modo delicato e laico, la normalità della morte e la mancanza di certezze sul dopo; inoltre viene offerta un’immagine molto dolce dell’Ultimo Viaggio: la Morte adagia il corpo dell’Anatra morta sul fiume per l’Ultimo viaggio.

La morte guardò l’anatra. Non respirava più. Giaceva immobile. Le lisciò un paio di piume che le si erano appena arruffate e la portò al grande fiume. Qui la adagiò delicatamente sull’acqua e le diede una spinta lieve. La seguì a lungo con lo sguardo, quando la perse di vista la morte quasi si rattristò.
Ma così era la vita.

Questa bella immagine dell’Ultimo Viaggio ricorda un film giapponese di  qualche anno fa, Departures di Yōjirō Takita, sui riti di cura del corpo del defunto, come ultimo atto di amore prima della separazione finale.

Della favola si trova anche un video

23 gennaio 2012

I depressi sono più sensibili ad emozioni negative o provano meno emozioni positive?

di Roberta Trincas

Tempo fa mi è capitato di leggere Emotion and Psychopathology (Rottenberg  e Johnson, 2007), un libro molto interessante che comprende diverse teorie e studi sul ruolo che le emozioni hanno nello sviluppo della sintomatologia di diversi disturbi mentali. Per esempio, si fa riferimento al fatto che un’emozione può essere causa di sintomo quando ha un’eccessiva intensità (es. disturbi d’ansia), è di lunga durata (es. nella depressione, la tristezza e l’anedonia permangono nel tempo), o interferisce sui processi cognitivi (memoria, attenzione, ecc). continua a leggere »

19 gennaio 2012

Psicoeducazione e Terapia Cognitivo Comportamentale nel Disturbo Bipolare: alcune esperienze

di Lisa Lari

Il trattamento dei pazienti bipolari presenta caratteristiche e complessità particolari. In tale ambito, un ruolo significativo può sicuramente essere riconosciuto alla psicoeducazione.

Tale approccio, semplificando, consiste nel fornire al paziente in modo chiaro, semplice, didattico e possibilmente interattivo, le informazioni e le istruzioni per prevenire ed affrontare, su di un piano concreto, i disturbi mentali e disagi di natura psicologica ed interpersonale. continua a leggere »

16 gennaio 2012

“Pancia” e ψυχή

di Walter Sapuppo

Domenica, ore 17:00. Nella quasi totalità dei casi, l’“italiano medio” è impegnato in un’epica lotta per tentare di digerire le circa 1000/2000 calorie assunte a pranzo dove, con zelante rispetto della tradizione culinaria locale, si è “confrontato” con pingui leccornie dall’aspetto ammaliante (nell’accezione letterale del termine). Quando però, lunedì mattina, lo sguardo tornerà immancabilmente a scrutare i numeri presenti su quello strumento demoniaco chiamato bilancia, il senso di colpa farà capolino e la fede nella tanto amata tradizione, inesorabilmente, vacillerà. continua a leggere »

15 gennaio 2012

Senti che puzza…d’ansia!

di Carlo Buonanno

Ad occhi ed orecchie inesperte sembra impossibile che situazioni sociali complesse come un crimine, la perdita di una persona cara o una condotta prosociale possano essere decodificate anche grazie al naso. Una conferma che se vedi oltre il tuo naso, sentirai puzza d’ansia, oppure odore di felicità, arriva da un recente studio pubblicato sull’ultimo numero di Emotion.

Ricercatori dell’università di Dresda hanno chiesto a 119 soggetti a quali odori e/o immagini fossero associate le emozioni di base (sono felice se odoro…) ed hanno costruito classi di appartenenza di odori ed immagini, in relazione alle risposte fornite. In questo modo hanno ottenuto 7 classi evoluzionisticamente fondate: Natura, Piante, Animali, Umani, Cultura, Morte, Cibo. Tra gli obiettivi dello studio, testare due canali apparentemente concorrenti: vista ed olfatto. E la vista vince, ma non di tanto. continua a leggere »

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